Ruoli, tattica e stile
Che allenatore leggendario saresti?
A quale grande tecnico somiglia il tuo modo di guidare.
Pronto a scoprirlo?
Rispondi d'istinto: non c'è una risposta giusta, solo quella che ti somiglia.
11 domande · 2 min circa
Guidare una squadra è un'arte fatta di idee, carattere e gestione degli uomini: c'è il maestro che rivoluziona il gioco, il motivatore che accende lo spogliatoio, il perfezionista tattico e il gestore sereno che vince senza alzare la voce. Questo test, con le foto dei grandi allenatori della storia, ti dice a quale leggenda della panchina somiglieresti.
Rispondi d'istinto a domande sul tuo modo di comandare e di stare in un gruppo. Alla fine ricevi il tuo allenatore con foto, descrizione e card da condividere. Le foto sono libere (Creative Commons o pubblico dominio), con i crediti degli autori.
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Attenzione: qui sotto trovi tutti i risultati possibili (piccolo spoiler).

Carlo Ancelotti — Il gestore sereno che vince ovunque.
Per te allenare è soprattutto gestire persone, e nessuno lo fa con più calma di te. Non hai bisogno di urlare né di importi: ti basta uno sguardo, una battuta al momento giusto e la fiducia costruita giorno dopo giorno con i campioni più difficili da tenere insieme. La tua filosofia è l'equilibrio. Ti adatti a ogni squadra e a ogni Paese senza mai tradire te stesso, e proprio per questo vinci ovunque tu vada: in Italia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania e in Francia, come nessun altro prima di te. Non sei un rivoluzionario del gioco e non pretendi di esserlo. Metti i giocatori nelle condizioni migliori per esprimersi e togli i problemi prima che diventino tempeste. I fuoriclasse ti amano perché li tratti da adulti, li ascolti e non ne umili mai nessuno davanti agli altri. Nei momenti di massima pressione resti l'uomo più tranquillo dello stadio, e quella serenità si trasmette a tutta la squadra come una corrente. Sei la prova vivente che si può comandare senza alzare la voce: la tua autorità non nasce dalla paura, ma dal rispetto sincero di chi lavora con te.

José Mourinho — Lo Special One: carisma e mentalità.
Per te una squadra è una famiglia, e una famiglia sta unita quando sente tutto il mondo contro. È questa la tua arma più affilata: crei un senso d'assedio, difendi i tuoi giocatori davanti a chiunque e in cambio ottieni una fedeltà che nessun avversario può spezzare. Sei un provocatore geniale. Sposti l'attenzione su di te per liberare la squadra dalla pressione, giochi con la testa degli avversari e trasformi ogni conferenza in un colpo di scena studiato. Il campo, per te, è prima di tutto una questione di mente. La tua filosofia è il pragmatismo assoluto: conta vincere, non piacere. Costruisci difese impenetrabili, colpisci nel momento giusto e sacrifichi l'estetica sull'altare del risultato, perché sei convinto che la mentalità pesi più del talento. Ovunque tu vada arrivano i trofei, in fretta e subito, insieme a un'identità fortissima. La stessa intensità che ti rende invincibile può logorare i rapporti col tempo, ma quando una squadra ha bisogno di qualcuno che si prenda tutte le responsabilità e la copra dalle critiche, quel qualcuno sei sempre tu, lo Special One.

Fabio Capello — Il sergente: disciplina e rigore assoluto.
Per te comandare non è un optional: è la base di tutto. Entri nello spogliatoio e detti legge dal primo giorno, perché sei convinto che senza regole ferree nessun talento, per quanto grande, renda davvero al massimo. La tua filosofia è la disciplina. Orari, alimentazione, tattica, comportamenti: niente è lasciato al caso, e chi sgarra lo paga, campione o ultimo arrivato che sia. Non cerchi di essere amato, cerchi di essere rispettato, e ci riesci sempre. Sei l'uomo giusto per gli spogliatoi difficili, quelli pieni di stelle e di ego ingombranti che nessun altro riesce a tenere a bada. Tu li rimetti in riga con l'autorità e la concretezza, e improvvisamente quella squadra ingovernabile inizia a vincere. Non ti interessa lo spettacolo fine a se stesso: ti interessano i risultati, e di solito arrivano puntuali come un orologio. Preferisci una vittoria sporca a una bella sconfitta, e non ti tremano le mani quando c'è da fare la scelta impopolare o da mettere in panchina la stella capricciosa. La tua durezza può raffreddare i rapporti e farti sembrare distante, ma quando c'è da riportare ordine e mentalità vincente in un gruppo allo sbando, sei tu il sergente che nessuno osa sfidare.

Marcello Lippi — Il condottiero carismatico da grandi notti.
Sei un leader nato, di quelli che si riconoscono appena entrano in una stanza. Non hai bisogno di dimostrarlo: lo trasmetti con la calma di chi ne ha viste tante, con lo sguardo sicuro e con quel carisma naturale che fa sentire tutti al posto giusto. La tua filosofia è la gestione degli uomini. Sai quando caricare il gruppo e quando lasciarlo respirare, conosci l'anima di ogni giocatore e tratti i campioni da pari a pari, senza timori reverenziali e senza cedimenti. Dai il meglio nelle notti che contano davvero. Più la posta è alta, più tiri fuori esperienza e lucidità: le finali, gli scontri diretti, i tornei da dentro-o-fuori sono il tuo habitat naturale, il palcoscenico su cui non tremi mai. Ti serve materiale di qualità per esprimerti al meglio, è vero, ma quando hai i giocatori giusti diventi capace di portarli in cima al mondo. Non ti spaventano le pressioni né le polemiche: le assorbi tu, lasciando che i tuoi pensino solo a giocare. Sei il condottiero che, nel momento decisivo, guarda la squadra negli occhi e le fa credere davvero di poter vincere qualunque cosa, sigaro in bocca e nervi saldi.

Arrigo Sacchi — Il maestro rivoluzionario del gioco.
Per te il calcio non si eredita, si reinventa. Non ti importa non essere stato un grande giocatore: sei convinto che per fare il fantino non serva essere stati cavalli, e hai passato la vita a dimostrarlo con le idee. La tua filosofia è il gioco collettivo. La squadra come un unico organismo che si muove insieme, pressing alto, difesa a zona, movimenti sincronizzati fino all'ultimo centimetro: un calcio proattivo in cui sono i tuoi undici a comandare la partita, mai l'avversario. Sei un maestro visionario e testardo. Alleni ogni dettaglio in modo ossessivo, ripeti gli stessi movimenti a vuoto per ore e pretendi che ognuno capisca il perché di ogni scelta, perché per te un giocatore che non ragiona non serve. Il tuo idealismo può diventare rigidità, e la tua intensità mentale sfianca chi non ti segue fino in fondo. Ma quando le tue idee prendono vita in campo non vinci soltanto: cambi la storia di questo sport e insegni un calcio nuovo che intere generazioni proveranno a imitare. Sei il rivoluzionario che ha rifiutato di seguire gli altri per costringerli a seguire lui.

Giovanni Trapattoni — Il pragmatico esperto, furbo e longevo.
Tu di calcio ne hai visto talmente tanto che non ti sorprende più niente. La tua forza è l'esperienza, quella vera, accumulata in decenni di panchine e trasformata in un istinto che ti fa sempre trovare la soluzione giusta con l'essenziale. La tua filosofia è il pragmatismo. Difesa solida come prima cosa, squadra corta, equilibrio: non ti innamori delle mode, ti fidi di ciò che funziona e vinci gestendo le partite con furbizia, un pezzo alla volta, senza mai scoprirti troppo. Con i giocatori sei un padre. Li proteggi, li conosci uno per uno e sai quando serve la carota e quando il bastone, condendo tutto con quegli aforismi diventati leggendari che sdrammatizzano e allo stesso tempo dicono la verità. A volte la tua prudenza può sembrare eccessiva, e c'è chi ti accusa di rinunciare allo spettacolo. Ma la tua longevità straordinaria parla per te: hai vinto in epoche e Paesi diversi restando sempre te stesso, perché sai che nel calcio, come nella vita, non bisogna mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Sei il veterano scaltro che tiene tutto insieme.

Pep Guardiola — Il perfezionista del possesso palla.
Per te il pallone è tutto: chi ce l'ha comanda, chi non ce l'ha insegue. La tua filosofia nasce da questa idea semplice e feroce, il possesso come forma di dominio, e la porti alle estreme conseguenze come nessun altro al mondo. Sei un perfezionista maniacale. Curi ogni singolo dettaglio, il gioco di posizione, le distanze tra i reparti, il piede su cui ricevere: niente è lasciato al caso, perché credi che la superiorità si costruisca con il metodo e la ripetizione ossessiva. Non ti accontenti mai di vincere: vuoi vincere giocando bene, imponendo la tua idea, elevando ogni giocatore a un livello che non pensava di poter raggiungere. Reinventi di continuo il calcio, sposti gli uomini nei ruoli più impensati e trasformi i tuoi principi in una scuola che tutti studiano. Questa ricerca continua della perfezione logora, te e chi lavora con te, perché pretendi un'intensità mentale altissima ogni giorno. Ma è proprio quell'insaziabilità a renderti un genio: non guardi mai l'avversario, guardi solo come rendere la tua squadra ancora più padrona del gioco. Il pallone è tuo, e non hai nessuna intenzione di restituirlo.

Antonio Conte — L'intensità fatta panchina: lavoro e grinta.
Tu non conosci le mezze misure. Vivi ogni allenamento come se fosse una finale, ti spendi fino all'ultima goccia di energia e pretendi lo stesso da tutti, perché sei convinto che si vinca prima nella testa e nella fatica che in campo. La tua filosofia è il lavoro. Ripeti i movimenti fino a farli diventare automatici, curi la condizione fisica in modo maniacale e costruisci squadre organizzate come macchine, dove ognuno sa esattamente cosa fare in ogni istante della partita. Sei un martello motivazionale. Urli, corri in panchina, ti giochi ogni pallone insieme ai tuoi e trasmetti un'intensità che travolge lo spogliatoio: con te i giocatori scoprono di poter dare molto più di quanto credessero possibile. Il rovescio è che ti consumi, e consumi tutti: la tua fame non si spegne mai e la tensione che porti può logorare i rapporti nel tempo. Ma quando serve prendere un gruppo spento e riaccenderlo, dargli fame, organizzazione e mentalità vincente in pochi mesi, non c'è nessuno più bravo di te. Dai tutto e pretendi tutto, e la tua energia diventa contagiosa.

Jürgen Klopp — L'entusiasta empatico dal calcio intenso.
Per te un allenatore è prima di tutto un uomo che sa emozionare gli altri. Non guidi con la freddezza dei numeri ma con il cuore: crei un legame umano fortissimo, abbracci i tuoi giocatori e li fai sentire parte di qualcosa più grande di una semplice squadra. La tua filosofia è l'intensità. Un calcio a ritmo altissimo, pressing feroce per riconquistare palla subito, corsa e cuore per novanta minuti: un heavy metal football che entusiasma la gente e trascina anche il pubblico dentro la partita. Sei un motivatore straordinario. Trasformi i dubbiosi in credenti, prendi gruppi feriti e ridai loro fiducia, perché credi nelle persone prima ancora che nei sistemi e sai far sentire ognuno indispensabile. Tutta questa energia ha un prezzo: chiede tantissimo, a te e ai tuoi, e nel lungo periodo può svuotare le batterie di tutti. Ma finché la scintilla è accesa, con te lo spogliatoio darebbe la vita in campo, perché non ti seguono per dovere ma per amore. Sei l'allenatore-amico che fa di un gruppo di professionisti una famiglia vera, capace di ribaltare qualunque pronostico.

Arsène Wenger — Il professore idealista del bel gioco.
Per te allenare è un atto di fede nel tempo e nelle idee. Non cerchi la scorciatoia né il colpo immediato: costruisci con pazienza, pianti semi e aspetti che crescano, convinto che il lavoro fatto bene prima o poi dia i suoi frutti. La tua filosofia è il bel gioco. Credi in un calcio elegante, offensivo, fatto di tocchi e movimento, e sei disposto a rischiare qualcosa in termini di risultato pur di restare fedele a un'idea in cui credi profondamente. Sei un professore, un innovatore silenzioso. Hai portato scienza, alimentazione e metodo dove prima regnava l'improvvisazione, e soprattutto hai un occhio unico per i giovani: prendi ragazzi sconosciuti e li trasformi in campioni, dando loro tempo e fiducia. Il tuo idealismo a volte costa vittorie, perché non scendi a compromessi nemmeno quando converrebbe. Ma la tua eredità va oltre i trofei: hai cambiato la cultura di un club intero e dimostrato che si può vincere restando fedeli a se stessi. Sei il maestro paziente che mette le idee prima dei risultati e fa crescere i talenti come nessun altro.

Vicente del Bosque — Il gestore discreto che vince senza rumore.
Tu non hai bisogno dei riflettori per essere grande. Guidi in punta di piedi, con una sobrietà quasi timida, e proprio questa umiltà ti rende insostituibile agli occhi dei fuoriclasse che alleni. La tua filosofia è la leadership silenziosa. Non alzi la voce, non cerchi la battuta a effetto, non ti metti mai davanti alla squadra: lavori nell'ombra, smussi gli attriti e lasci che siano i giocatori a prendersi la scena e la gloria. Gestisci i campioni con un tatto raro. Li tratti da uomini prima che da fenomeni, guadagni il loro rispetto con la coerenza e crei un clima sereno in cui anche gli ego più grandi remano nella stessa direzione, senza gelosie. Il rovescio è che la tua discrezione può farti sembrare defilato, quasi invisibile, in un mondo che premia chi urla più forte. Ma i risultati contano più del rumore, e i tuoi parlano da soli. Sei il saggio che vince senza esibirsi, la prova che la miglior guida non è quella che si sente di più, ma quella di cui tutti si fidano ciecamente.

Diego Simeone — Il Cholo: passione viscerale e cuore.
Per te ogni partita è una battaglia, e in battaglia si scende con il coltello tra i denti. Vivi il calcio in modo viscerale, totale, sentendo ogni pallone come una questione di vita o di morte, e questa fiamma la trasmetti a chiunque lavori con te. La tua filosofia è il cuore. Puoi non avere la rosa più forte, ma nessuno ti batterà mai sul piano della fame, del sacrificio e dell'orgoglio: trasformi la grinta in un'arma tattica e fai correre e lottare la squadra come un unico corpo compatto. Costruisci un'identità fortissima. Con te ogni giocatore sa esattamente chi è e cosa deve dare, e nessuno può permettersi di mollare, perché saresti il primo a non perdonartelo. Il gruppo diventa una trincea in cui ci si difende l'un l'altro. Vivi tutto al limite, e questa intensità emotiva rischia a volte di superare la misura e di consumarti nella tensione. Ma è proprio quel fuoco a rendere le tue squadre indomabili e temutissime. Sei il Cholo, il condottiero che infiamma il gruppo e insegna una sola, sacra verità: si gioca partita dopo partita, si lotta e non si molla mai.
Domande frequenti
Come viene scelto il mio allenatore?
Ogni risposta assegna punti a uno o più tecnici in base allo stile di guida e al carattere. Vince quello con il punteggio più alto.
Le foto sono utilizzabili liberamente?
Sì: solo foto con licenza libera (Creative Commons o pubblico dominio) da Wikimedia Commons, con l'attribuzione richiesta.
Che differenza c'è con 'Che allenatore saresti'?
Quello dà un archetipo (il Motivatore, il Tattico…); questo ti abbina a un allenatore reale della storia, con foto. Puoi farli entrambi.
Altri test
È un test di personalità per divertirsi, non una valutazione tecnica. Le foto dei campioni sono usate con licenza libera e attribuzione (vedi Crediti fotografici).